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	<title>Hi Tech Generation</title>
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		<title>Il futuro delle tecnologie ICT anticipato da Intel ad HiTechGenerationn</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 14:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="288" height="180" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/Intel-logo-288x180.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Intel logo" title="Intel logo" />Abbiamo chiesto a Dario Bucci, Amministratore Delegato di Intel Italia, ed Andrea Toigo, Technical Support Intel, quali saranno le principali novità che nei prossimi mesi  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="288" height="180" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/Intel-logo-288x180.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Intel logo" title="Intel logo" /><p></p><br /><p>Abbiamo chiesto a Dario Bucci, Amministratore Delegato di Intel Italia, ed Andrea Toigo, Technical Support Intel, quali saranno le principali novità che nei prossimi mesi caratterizzeranno il mondo del personal computing e dei dispositivi mobili e come si sviluppa la ricerca di quella che ad oggi è la più importante azienda al mondo nel settore dei microprocessori.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/Intel-Ultrabook.jpg" rel="fancybox-506"><img class="aligncenter size-full wp-image-508" title="Intel Ultrabook" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/Intel-Ultrabook.jpg" alt="" width="450" height="253" /></a>Ultrabook è stata la novità più immediata e rivoluzionaria che rappresenta un progetto che parte in questi mesi e vedrà protagoniste aziende come Acer, Asus e Toshiba, presentare una nuova ed elegante linea di pc ultrasottili  caratterizzati da grandi prestazioni in termini di calcolo e grafica, ampia connettività e case sottili e leggeri. Finalmente i processori non necessiteranno di essere ultra low voltage ma avranno nativamente caratteristiche di bassissimi consumi, l’architettura prevede grandi performance di connettività con USB 3.0 e Tunderburd oltre ad elevate prestazioni grafiche. Intel ha creato un progetto che vuole dare al pc portatile la leggerezza e la praticità dei tablet ma creare qualcosa che permetta di avere la massima maneggevolezza per un utilizzo professionale. L’architettura Ultrabook è un progetto che ricorda il fortunato Centrino che Intel aveva realizzato nel 2003 con grandissimo successo e che consisteva in una architettura conposta da processore e chipset su cui i produttori avevano disegnato una nuova linea di pc portatili che in poco tempo avevano eguagliato le prestazioni del desktop portando, in pochi anni, le aziende a preferire un parco macchine composto prevalentemente da dispositivi portatili. Il progetto Ultrabook si inserisce in una fase in cui Intel passa dalla produzione dei transistor a 45 nanometri, a nuove linee produttive capaci di arrivare a 22 nanometri con miglioramento architetturale che porta benefici sia dal punto di vista della potenza di calcolo, che dell’efficienza energetica aprendo le porte a nuove opportunità per gli utilizzatori non solo nel mondo monile ma anche nelle workstation e nei server.</p>
<p>Il 2011 è un traguardo per Intel che festeggia i 40 anni dal suo primo microprocessore, i4004, che aveva la peculiarità di racchiudere in pochi millimetri ben 2300 transistor,  era potente alla pari del famoso Eniac che però occupava una stanza intera, a progettare quel primo microprocessore uno staff di ingegneri di cui faceva parte anche l’italiano Federico Faggin. Solo cinque anni dopo il 4004, nasceva l’i8088 che passava dai 2300 ai 29000 transistor. DA allora la ricerca di Intel sulla potenza rapportata all’efficenza energetica ha visto una crescita esponenziale che oggi vede in un piccolissimo oggetto risiedere più di un miliardo di transistor ed il prossimo anno, con l’assemblaggio a 22 nanometri, i transistor saranno oltre 2 miliardi.</p>
<p>Nel video che segue, l’interessantissima intervista rilasciata ai microfoni di HiTechGeneration da Dario Bucci ed Andrea Toigo, in occasione della recente edizione di SMAU tenutasi a Milano dal 19 al 21 ottobre 2011.</p>
<p><span class="youtube">
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		<title>Tra l&#8217;universo e la mente: Marino Attini racconta il suo nuovo album (prima parte)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 16:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010-2011]]></category>
		<category><![CDATA[Audio]]></category>
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		<category><![CDATA[Informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="288" height="126" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/sfera_1000-288x126.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="sfera_1000" title="sfera_1000" />Tra l’universo e la mente è il titolo del mio ultimo album, un viaggio musicale di 72 minuti, che racconta la storia del nostro pianeta  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="288" height="126" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/sfera_1000-288x126.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="sfera_1000" title="sfera_1000" /><p></p><br /><p>Tra l’universo e la mente è il titolo del mio ultimo album, un viaggio musicale di 72 minuti, che racconta la storia del nostro pianeta passando per gli avvenimenti, geologici e storici, più significativi. Si tratta di un album autoprodotto, cosa meravigliosa che oggi la tecnologia ci permette di fare con ottimi risultati qualitativi, un lavoro durato oltre due anni e che vorrei raccontarvi in queste righe, sia dal punto di vista emozionale e dei contenuti, che da quello operativo, ossia come e con quali strumenti ho ottenuto questo risultato.</p>
<p>Dopo anni in cui mi era piaciuto scrivere brani di musica italiana, l’idea di realizzare un album strumentale ricreando le ambientazioni musicalmente, mi è venuta ascoltando ed apprezzando le librerie di suoni messe oggi a disposizione dai moderni strumenti musicali elettronici, alcune volte molto freddi e meccanici, ma in altre occasioni capaci di creare straordinarie atmosfere e riprodurre fedelmente ambienti e suoni che mescolati assieme ci danno quegli elementi necessari per permettere alla nostra mente di spaziare con la fantasia nella giusta direzione.</p>
<p>Proprio ascoltando suoni, venni stimolato ad immaginare una storia, doveva essere qualcosa di spettacolare ed imponente come argomento e nello stesso tempo offrire una varietà di situazioni, e allora: Niente di più straordinario di quella cosa tanto meravigliosa e misteriosa che ci ospita, il nostro pianeta. Decisi di fermarmi con la musica ed iniziai a scrivere una traccia  della storia, dal big bang, alle prime forme di vita, alla dominazione da parte dei dinosauri, alla recente comparsa dell’uomo, e da allora le tappe più significative della nostra storia: dalla preistoria, alla scoperta dei continenti, alle grandi invenzioni che hanno cambiato il mondo, dall’olocausto all’uomo sulla luna, fino ad oggi, e forse anche oltre.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/copertina_1200x1200.jpg" rel="fancybox-500"><img class="aligncenter size-large wp-image-502" title="cd.cdr" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/copertina_1200x1200-494x494.jpg" alt="" width="494" height="494" /></a></p>
<p>Per realizzare un lavoro che possa piacere nel tempo, ho registrato le tracce in bozza utilizzando strumenti base, attraverso  un sequencer e un pc Apple, il sequenzer è un programma che trasforma il pc in un registratore digitale con tante tracce, ogni traccia serve a registrare uno strumento, una voce o un suono e, alla fine, attraverso un mescolamento di tutte le tracce, detto mixaggio, si ottiene il risultato finale. Il sequencer, per chi produce musica, è come il word per lo scrittore.</p>
<p>Dopo questa prima stesura, che comprendeva la bozza di 61 brani, ho riascoltato il risultato per tre mesi ed ho selezionato i 20 brani che ritenevo i migliori e in quel momento è partita la registrazione della bella copia, la scelta dei suoni, gli arrangiamenti e gli effetti che, mixati assieme, avrebbero rappresentato la bella copia, il master.</p>
<p>Man mano che andavo avanti col lavoro riuscivo a dare al tutto un impronta figurativa, mi spiego, volevo, con tutti i mezzi, creare in chi ascolta una scena il più possibile reale di quello che in quel momento la musica voleva rappresentare, decisi allora di adottare tre metodologie per raggiungere lo scopo: la prima fu quella di accompagnare la musica con suoni reali, come nella colonna sonora di un film, l’acqua, i versi degli animali, i rumori delle armi, delle macchine, del traffico ecc., la seconda fu quella di registrare il master in dolby surround, il sistema adottato nei film che distribuisce il suono su più canali, in questo modo, proprio come al cinema, l’ascoltatore si ritrova avvolto dalla musica e dai suoni che possono provenire da tutte le direzioni e non solo stereofonicamente. Infine, per preparare alla scena l’ascoltatore, ho preparato dei brevi versi che introducono il brano e preparano la fantasia dell’ascoltatore, ho contattato il noto scrittore italiano Alberto Custerlina che ha reso queste descrizioni ancor più coinvolgenti e infine li ho fatti leggere a due noti doppiatori italiani, due voci conosciute e molto belle, una maschile ed una femminile, che si alternano, ad ogni inizio brano, ad accompagnare l’ascoltatore in questo viaggio tra l’universo e la mente.</p>
<p>Un tempo, in un opera di questo tipo, era molto importante la melodia, le partiture e la direzione dell’orchestra, oggi, in questo tipo di espressione musicale, si lavora moltissimo nella scelta dei suoni, nell’arrangiamento e negli elementi aggiuntivi descritti prima. Gli strumenti elettronici oggi a disposizione contengono i cosiddetti “campioni sonori” ossia fedeli registrazioni di suoni tradizionali come pianoforti di alta classe, con tutte le varianti e sfumature possibili, violini, fiati, percussioni, ma vi sono, come accennato prima, dei campioni generati elettronicamente e non presenti in natura, spesso questo genere di sonorità vengono utilizzate in musiche ritmiche moderne, a volte estreme e non gradite a tutti, io sostengo invece che se, come spesso avviene nella “new age” utilizziamo questi suoni artificiali per creare la giusta atmosfera e per vestire il brano nel modo giusto, mescolati alle sonorità più tradizionali, possiamo ottenere dei risultati stupefacenti, e allora, con grande pazienza, ho passato quasi un anno a cercare la giusta combinazione di suoni per esprimere la musica al meglio e renderla gradevole anche al pubblico più scettico. Una cosa bella della registrazione elettronica, oggi utilizzata in tutti i moderni studi, è quella di poter suonare uno strumento e poi cambiare completamente il suono senza variarne la melodia, questo si ottiene con una tecnologia chiamata MIDI che permette di registrare la perfetta sequenza delle note suonate dal musicista, con tutte le sue sfumature e la corretta interpretazione, e, in un secondo tempo, cambiare solo la timbrica ed il suono. Pensiamo ad un brano suonato al pianoforte dove, dopo la registrazione, possiamo provare a cambiare il suono del piano con un altro suono, ad esempio un organo o un piano elettrico, senza alterare minimamente l’interpretazione e la bravura di chi l’aveva suonata; se non ci piace possiamo ritornare al suono originale. Molti pensano che oggi si faccia musica molto facilmente, spesso, chi ha fatto anni ed anni di studi si arrabbia per il fatto che con queste correzioni chiunque diventa bravo, è vero ma fino ad un certo punto perché una buona esecuzione, con la sua naturalezza, l’interpretazione, quel suono mai meccanico e piacevolmente dinamico, lo si ottiene solo con dei bravi musicisti. Per questo motivo, non considerandomi un bravo musicista, mi sono avvalso della preziosa collaborazione del bravissimo ed apprezzato Alessandro Lombardi, tastierista, chitarrista e docente di musica con grande esperienza, e Ezio Ferraro, chitarrista rock.</p>
<p>Durante la registrazione bisogna fare grande attenzione nel mescolare le frequenze ed i suoni nel modo corretto per non stancare l’ascoltatore, specialmente in opere di questo tipo dove i brani sono volutamente legati tra di loro per raccontare una storia lunga oltre 70 minuti, per questo ho fatto un grande lavoro di pulizia del suono evitando attacchi bruschi che ti fanno saltare sulla sedia, peraltro molto in uso nel cinema, e cercando di dare la massima fedeltà di ascolto; per fare questo normalmente ci si avvale di strumenti elettronici che regolano il livello del suono ed evitano i cosiddetti “picchi” detto compressori o espansori di dinamica, ma, man mano che andavo avanti col lavoro, mi accorgev che i segnale era decisamente pulito ma l’insieme tendeva a perdere la dinamica originale, decisi allora di iniziare a fare tutto manualmente analizzando io secondo per secondo e correggendo il suono manualmente delegando solo piccole cose ai sistemi di controllo e filtraggio automatico. Il risultato è stato un master leggermente più basso come volume ma decisamente soddisfacente per quella qualità che io volevo per chi ascolta.</p>
<p>A lavoro terminato, decisi di sottoporre il master ad alcuni esperti di produzione audio e, con mia grande soddisfazione, il risultato fu di grande apprezzamento.</p>
<p>Ora non mi rimane che lasciare a voi il giudizio e sperare di ricevere tanti commenti, positivi o negativi, saranno sempre graditi e costruttivi dal momento che sono pronto ad iniziare una seconda avventura di questo tipo, faticosa, impegnativa ma sempre una bellissima opportunità per liberare la fantasia e la creatività.</p>
<p>Vi ricordo che dal 6 ottobre l’album è presente su iTunes store, dove potete ascoltare 90 secondi per ogni brano, e in questi giorni viene pubblicato sui principali store musicali on line del mondo come Amazon e Nokia.</p>
<p>Avendo fatto tutto in casa, compresa la pubblicazione, non ho la fortuna di poter contare su una promozione da parte di una casa discografica o di un editore,  l’unico mio mezzo pubblicitario siete voi, con la speranza che l’album vi piaccia e che lo pubblicizzate in rete il più possibile.</p>
<p>Nelle prossime settimane dedicherò un secondo post a questo lavoro per spiegare in modo più tecnico ed approfondito quali come ho registrato l’album e quali strumenti ho utilizzato. Con il secondo post allegherò tre brani completi in formato MP3 da poter scaricare</p>
<p>Per ora vi ringrazio e vi auguro un buon ascolto aspettando i vostri preziosi commenti.</p>
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		<title>Da iPhone ad iPhone 4s: storia e segreti dello smartphone più famoso al mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 12:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[2010-2011]]></category>
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		<description><![CDATA[<img width="288" height="191" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/iphone-icone-288x191.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="iphone icone" title="iphone icone" />La storia del più famoso smartphone di tutti i tempi inizia quando, nel corso del 2006, Steve Jobs e lo staff di progettisti di Apple,  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="288" height="191" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/iphone-icone-288x191.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="iphone icone" title="iphone icone" /><p></p><br /><p>La storia del più famoso smartphone di tutti i tempi inizia quando, nel corso del 2006, Steve Jobs e lo staff di progettisti di Apple, pensano ad una sottile tavoletta touch screen con un sistema operativo dedicato, qualcosa che possa riprendere il concetto di tablet, gia espresso molti anni prima da altri importanti produttori di personal computer,  ma senza particolare interesse da parte del pubblico, infatti i pochi esemplari venduti ed equipaggiati all’epoca con Microsoft Windows XT tablet pc edition, vennero collocati in mercati verticali come ad esempio nella sanità e nel retail. L’idea di Jobs era quella di creare una sorta di cornice digitale evoluta con browser e musica integrati e la possibilità di acquisire direttamente applicazioni di terze parti, idea che si rivelò geniale con la conseguente nascita di AppStore.</p>
<p>Nel 2006, vista la grande diffusione degli smartphone, Apple pensa di posticipare il progetto del tablet, che ovviamente sarebbe diventato il famoso iPad, per trasferire gli studi fatti, su un dispositivo più piccolo che doveva essere rivoluzionario e tecnologicamente avanzato e spiazzare la indiscussa leadership che in quel momento RID, col suo BlackBerry, aveva, soprattutto sul mercato statunitense.</p>
<p>Ma per capire questa decisione bisogna fare ancora un passo indietro di qualche anno ed arrivare al 2004 quando Motorola, visto il grande successo avuto dall’iPod di Apple, propone a quesst’ultima di creare un telefono cellulare con integrate le funzionalità di iPod, per fare questo Motorola propone di partire da un modello chiamato RAZR, presente allora sul catalogo di Motorola, e dare ad Apple il compito di creare la parte software dedicata alla musica. Fin da subito nascono delle perplessità e Jobs vede “stretto” questo progetto perché rompeva gli schemi tradizionali dove loro avevano sempre progettato e prodotto in casa hardware e software, e infatti il nuovo telefono di Motorola presentava una limitazione sul numero di brani che potevano essere caricati, limitati a 100, non era possibile scaricare la musica sul dispositivo dalla rete, l’estetica lasciava al quanto desiderare e, trattandosi di un progetto congiunto Motorola, Apple e Sun Microsystems, vi era anche la necessità di far apparire i tre loghi. Nonostante queste difficoltà, venne mantenuto l’impegno e Jobs, nel settembre del 2005, presentò ai suoi clienti il ROKR che però venne bocciato dai consumatori di Apple e si rivelò un fallimento. Proprio da questa esperienza Apple fece tesoro e decise che, quando sarebbe entrata nel settore della telefonia mobile, lo avrebbe fatto da sola e con qualcosa di veramente rivoluzionario.</p>
<p>L’anno 2006 si ricorda in Apple come l’anno più burrascoso perché Jobs decise infatti che era arrivato il momento di entrare nel ricco business della telefonia mobile, ma questa volta con qualcosa di tutto suo, qualcosa di rivoluzionario, qualcosa che avrebbe cambiato il concetto di telefono, per questo sottopose gli sviluppatori di Apple ad una vera e propria corsa con il tempo, molti lo ritennero pazzo per quello che voleva ottenere, furibonde liti si scatenarono a questo proposito ma, anche questa volta, ne valse la pena.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/iphone.jpg" rel="fancybox-491"><img class="alignleft size-medium wp-image-495" title="iphone" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/iphone-288x191.jpg" alt="" width="288" height="191" /></a>Dal punto di vista commerciale Apple, col progetto del suo nuovo smartphone, riuscì a stipulare un accordo commerciale con AT&amp;T della durata di cinque anni, con clausole e royalties concesse ad Apple, mai viste prima; il segreto di questo successo stava in quei mesi di stressante lavoro da parte di due equipe separate, uno stuff di ingegneri hardware da una parte ed una squadra di programmatori dall’altra, questa divisione perché il progetto era talmente segreto che pochi lo conoscevano nel suo insieme. Nel dicembre del 2006, ci fu un incontro a Las Vegas tra Jobs e Stan Sigman di AT&amp;T e venne mostrato il primo prototipo di iPhone che lasciò Sigman senza parole definendolo il miglior dispositivo mobile mai visto sul mercato e convincendo AT&amp;T ad ottenere, con qualsiasi mezzo, l’esclusiva per la distribuzione di un oggetto tanto rivoluzionario e di sicuro successo. Nel gennaio del 2007, Steve Jobs, durante il MacWorld, annuncia al mondo la nascita di iPhone che crea immediatamente grande interesse nel pubblico e negli investitori facendo salire vertiginosamente le già brillanti azioni della casa di Copertino. iPhone fu veramente una rivoluzione di tecnologia, non solo per il display tattile multituoch di grandi dimensioni, ma per la sua grafica accattivante e incredibilmente fluida,  la possibilità di acquistare a costi bassissimi o gratuitamente, tantissime applicazioni direttamente dalla rete sul telefono, da cui nacque l’era delle apps e l’AppStore, le funzionalità avanzate GPS, con l’integrazione di Google Maps, lo storico iPod integrato.</p>
<p>Il primo iPhone fu presentato da Steve Jobs durante il Macworld di gennaio 2007 e fece il suo debutto nei negozi americani AT&amp;T il 29 giugno dello stesso anno. Si trattava del primo telefono con video multitouch da 3,5”, aveva un case in alluminio con una fascia in plastica grigia limitata alla parte bassa che conteneva l’antenna, funzionava su reti GSM in tecnologia EDGE, aveva una memoria da 8 o 16GB ed una fotocamera integrata da 2 megapixel. Questo modello non venne mai commercializzato in Italia, gli irriducibili dovettero cercare di acquistarlo negli Stati Uniti e forzare a proprio rischio il software del telefono per riuscire ad utilizzarlo con la rete GPRS o EDGE italiana.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/iPhone-retro.jpg" rel="fancybox-491"><img class="aligncenter size-medium wp-image-496" title="iPhone retro" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/iPhone-retro-288x191.jpg" alt="" width="288" height="191" /></a>Il 9 giugno 2008 Apple presenta iPhone 3G, finalmente il telefono in UMTS, ridisegnato anche nel case, più ergonomico e disponibile in colore bianco o nero e ufficialmente distribuito dai negozi di telefonia mobile italiani dall’11 luglio 2008, un operazione commerciale fatta da Apple in contemporanea in 70 paesi nel mondo che ha provocato un vero e proprio terremoto nel mercato della telefonia con un successo di vendite senza  precedenti.</p>
<p>Per mantenere la leadership rinnovando il prodotto, circa un anno dopo, esattamente l’8 giugno del 2009, Apple presenta iPhone 3Gs, una versione riveduta e potenziata del 3G, il case e il display rimangono gli stessi, la fotocamera diventa da 3,2 megapixel e i tagli diventano 8, 16 e 32GB. IPhone 3Gs arriva nei negozi italiani il 19 giugno 2009.</p>
<p>Passa ancora un anno (24 giugno 2010 negli USA e 30 luglio 2010 in Italia), e questa volta la trasformazione è radicale e il prodotto viene battezzato come iPhone 4, un case composto da una struttura in metallo e due cristalli, uno anteriore ed uno posteriore, molto squadrato e robusto e tecnologicamente avanzatissimo, per la prima volta con un processore creato da Apple, un display con una risoluzione altissima e per questo battezzato col nome di “retina display”, una fotocamera da 5 megapixel per foto e video in alta definizione e tanto altro. Ma è proprio quando si crea un prodotto così superiore che la concorrenza ed i media lo mettono subito ai raggi x e infatti, poche ore dopo la sua immissione sul mercato, si infiamma una imbarazzante polemica di tipo tecnico in relazione alla efficienza dell’antenna che porta Apple a dover intraprendere delle azioni di chiarimento e al licenziamento dell’ingegnere che aveva progettato questa soluzione. Dopo questa tempesta, a più di un anno di distanza, possiamo dire che gli utilizzatori di iPhone 4 sono soddisfatti del loro device e che questo problema, che inizialmente sembrava determinante per il futuro di questo telefono, è andato nel dimenticatoio; a riprova di questo,  i numeri, che vedono oggi iPhone 4 essere lo smartphone più venduto al mondo.</p>
<p>Mentre pubblichiamo queste righe mancano poco più di 24 ore all’annuncio da parte di Apple, del suo nuovo smartphone e in rete si trovano i “rumors” più impensabili. Noi abbiamo preferito raccontarvi la storia sino ad oggi e riprenderla ad annuncio avvenuto con i dati reali per vedere quali saranno le nuove caratteristiche e se varrà veramente la pena sostituire il vostro iPhone con il modello nuovo.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/iPhone-al-buio.jpg" rel="fancybox-491"><img class="aligncenter size-medium wp-image-497" title="iPhone al buio" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/iPhone-al-buio-288x191.jpg" alt="" width="288" height="191" /></a>Non mi rimane che darvi appuntamento al prossimo post con l’approfondimento sulle caratteristiche del prossimo iPhone.</p>
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		<title>Cuffie Klipsch Image One: finalmente l&#8217;alta fedeltà su iPhon</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 14:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="288" height="192" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/S1120001-288x192.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="S1120001" title="S1120001" />Mi trovavo nell’Apple store di San Francisco, proprio a pochi chilometri da Cupertino, ed ebbi casualmente occasione di indossare ed ascoltare un paio di cuffie Klipsch  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="288" height="192" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/S1120001-288x192.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="S1120001" title="S1120001" /><p></p><br /><p>Mi trovavo nell’Apple store di San Francisco, proprio a pochi chilometri da<a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/DSC05950.jpg" rel="fancybox-485"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-487" title="DSC05950" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/DSC05950-188x188.jpg" alt="" width="188" height="188" /></a> Cupertino, ed ebbi casualmente occasione di indossare ed ascoltare un paio di cuffie Klipsch collegate ad un iPhone e rimasi piacevolmente sorpreso dal suono puro che stavo sentendo, era il caso di soffermarsi un attimo a capire se questo era dovuto alla magia del posto, alla registrazione particolarmente accurata del brano o, come speravo, alla qualità di riproduzione delle cuffie; decisi come prima cosa di cambiare brano e genere musicale, anche questa volta il suono era pulito na non pompato, con bassi profondi, buona presenza delle medie frequenze e acuti chiari ma non esagerati. La prossima cosa da fare era quella di andare a vedere l’impostazione di equalizzazione dell’iPhone e così feci, scoprendo che l’equalizzatore era disinserito, cosa che di solito non succede mai: era proprio il caso di approfondire l’analisi perchè, forse, ero in procinto di fare una scoperta interessante, feci allora la controprova, quella che si fa normalmente per testare un buon impianto HI-FI, parola opsoleta e quasi dimenticata che significa “alta fedeltà”, iniziai ad abilitare vari preset sull’equalizzatore dell0iPhone e, come avviene sugli cin gli impianti HI-F professionali, il suono, anziché migliorare, peggiorava; provai con il “jazz”, con il “loudness” e con il “pop” ma sempre con risultati meno naturali e piacevoli rispetto al suono puro. Va detto che l’utilizzo dell’equalizzatore dei dispositivi Apple porta, in alcuni preset, ad un aumento della dinamica del suono che su qualche brano potrebe creare una leggera distorsione e quindi trovare delle cuffie che offrono il suono migliore senza interporre equalizzazione risulta una condizione ideale per l’ascolto.</p>
<p>Dopo aver analizzato attentamente le caratteristiche audio ed aver anche verificato l’elevata efficienza in termini di volume (110db), ho gradito molto la comodità di ascolto e l’isolamento; queste cuffie sono chiuse e avvolgono l’orecchio con un comodo e morbido cuscinetto in pelle che offre anche un efficace isolamento, testato proprio in quel posto affollatissimo.</p>
<p>Rispetto a modelli simili di altri produttori, le cuffie per iPhone della Klipsch incorporano <a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/S1120004.jpg" rel="fancybox-485"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-488" title="S1120004" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/S1120004-188x188.jpg" alt="" width="188" height="188" /></a>lungo il filo un comodo e robusto telecomando che permette di controllare le funzioni classiche di ascolto della musica ma anche di rispondere alle chiamate telefoniche o impartire comandi vocali, cosa che io utilizzo moltissimo, che funziona divinamente sull’iPhone e che vi invito a provare.</p>
<p>A questo punto non mi rimaneva che verificarne il prezzo che si rivelò essere di 149 dollari ed andare alla cassa pr farmi questo bellissimo regalo.</p>
<p>Durante le 12 ore di volo che mi riportarono da San Francisco in Italia ebbi modo di testare a lungo il valore del mio acquisto e nerimasi molto soddisfatto, in alcuni brani scoprì delle sonorità mai ascoltate prima proprio per il fatto che di solito, per rendere più aggressivo il suono, si ricorre ad equalizzarlo tagliando spesso le frequenze medie perché sono meno piacevoli, ma in questo modo si annullano di conseguenza certe finezze dell’ascolto.</p>
<p>Mentre ero in aereo ho potuto apprezzare anche la completa dotazione che viene data<a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/S1120003.jpg" rel="fancybox-485"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-489" title="S1120003" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/S1120003-188x188.jpg" alt="" width="188" height="188" /></a> a corredo delle cuffie, non solo un elegante case rigido, ma al suo interno si trovano due adattatori: il classico da minijack a jack e, udite udite, l’adattatore per aereo, quello con due jack mono affiancati che si collega alla presa per cuffia del bracciolo della poltrona, in questo modo, anziché utilizzare le cuffiette distribuite dal personale di bordo, si può ascoltare con la massima fedeltà e comodità offerte da queste cufie.</p>
<p>Arrivato a casa ho visto che si trovano in vendita anche sullo store italiano di Apple ad un prezzo di 149 euro, si chiamano Klipsch Image One e questo è il link di Apple: http://store.apple.com/it/product/H2984VC/A?fnode=MTY1NDA0Ng</p>
<p>Per finire due parole sul marchio Klipsch, nato negli USA nel 1946, è da sempre conosciuto ed apprezzato dagli amanti audiofili per la prodizione di diffusori acustici di altissima qualità e la grande ricerca dei materiali e della purezza di suono, era auspicabile che una azienda di prestigio come questa poteva portare su un dispositivo mobile come iPhone, solo un prodotto ad “alta fedeltà”</p>
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		<title>La vera storia di MS-DOS</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 13:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1980-1989]]></category>
		<category><![CDATA[1990-1999]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="282" height="288" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/msdos-box-282x288.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="msdos box" title="msdos box" />Vi racconto una storia di altri tempi, una storia informatica iniziata oltre 30 anni or sono quando IBM, nel 1980, cercava un sistema operativo per  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="282" height="288" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/msdos-box-282x288.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="msdos box" title="msdos box" /><p></p><br /><p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/msdos-loghetto.gif" rel="fancybox-469"><img class="alignleft size-full wp-image-471" title="msdos loghetto" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/msdos-loghetto.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Vi racconto una storia di altri tempi, una storia informatica iniziata oltre 30 anni or sono quando IBM, nel 1980, cercava un sistema operativo per vestire i propri “personal computer XT” pronti per il lancio sul mercato, In quel momento il più adatto a questo importante ruolo era il CP/M (Control program for microprocessor), sistema operativo leader in quel momento, che IBM, Digital ed altre aziende avevano commercializzato sui propri microcomputer basati su processori Zilog Z80 e Intel i8080 e i8086 e che era stato scritto dalla Digital Research inc.  Il CP/M fu veramente rivoluzionario perché rappresentò il primo sistema operativo che permise la portabilità dei programmi su elaboratori con lo stesso processore, dando così origine alla produzione e commercializzazione di programmi a larga diffusione come il famoso Wordstar, il dBASEe l’Autocad, la piattaforma CP/M ebbe la sua maggiore diffusione sul noto Commodore 128. Purtroppo in quel momento l’offerta commerciale fatta ad IBM da Gary Kildall, fondatore di Digital,  per le licenze di CP/M, era molto alta ed inoltre non arrivarono ad un accordo per il rifiuto, da parte di Kildall, di accettare la clausola di non divulgazione del codice, richiesta da IBM.</p>
<p>Fallita questa trattativa, IBM si rivolse alla Microsoft, conosciuta per aver scritto<a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/ibmxp.jpg" rel="fancybox-469"><img class="alignright size-medium wp-image-472" title="ibmxp" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/ibmxp-288x275.jpg" alt="" width="288" height="275" /></a> linguaggi di programmazione tra cui il più conosciuto era il Basic; i due fondatori Bill Gates e Paul Allen videro subito questa un occasione imperdibile e contattarono a loro volta la Seattle Computer Products che qualche mese prima aveva scritto un clone a 16 bit del CP/M chiamato QDOS (Quick &amp; Dirty Operating System) e commercializzato con il nome di 86-DOS sui microcomputer prodotti dalla stessa Seattle. Gates e Allen fecero una veloce revisione dei sorgenti e inviarono ad IBM la prima bozza di MS-DOS assieme ad un offerta commerciale circa cinque volte più bassa rispetto al CP/M di Digital, IBM accettò la loro offerta, loro comprarono in tutta fretta, nel luglio 1981, i diritti dell’86-DOS per 75000 dollari e nell’agosto dello stesso anno venne alla luce la prima versione di Microsoft MS-DOS su cui IBM dovette lavorare parecchio per correggere i circa 300 errori presenti in questa prima edizione, confezionata forse in troppa fretta da Microsoft per non perdere l’affare. IBM decise di riscrivere una parte di sistema operativo e per questo vennero licenziate due versioni parallele, quella di Microsoft chiamata MS-DOS e quella di IBM chiamata PC-DOS.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/IBM-PC-DOS-2.10.jpg" rel="fancybox-469"><img class="aligncenter size-large wp-image-473" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/IBM-PC-DOS-2.10-494x377.jpg" alt="" width="494" height="377" /></a>In quegli anni esistevano i primi prodotti dedicati agli sviluppatori che permettevano di editare parzialmente il codice, il più utilizzato era il PCTOOLS, io mi diverti molto a tradurre le stringhe delle istruzioni e degli avvisi in triestino e creai una versione contraffatta e divertente in dialetto triestino chiamata TS-DOS.</p>
<p>Tornando alle cose serie e alla travagliata storia dell’MS-DOS, la Digital, vista la marcata somiglianza con il loro CP/M, per esempio nel prompt e nella denominazione dei dispositivi di memoria A: e B: per i floppy e C: per il disco rigido, decise di fare causa ad IBM e Microsoft e si stabilì che, all’atto della vendita del personal computer IBM, l’utente poteva decidere autonomamente quale sistema operativo preinstallare, furono proprio gli utenti che decretarono in massa il successo di MS-DOS per il prezzo molto più basso. Finalmente la storia di questo sistema operativo poteva dirsi iniziata.</p>
<p>Prima commercializzato su floppy da 5,25 pollici e poi anche su floppy da 3,5,  MS-DOS <a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/Floppydos1.jpg" rel="fancybox-469"><img class="alignright size-medium wp-image-475" title="Floppydos" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/Floppydos1-288x240.jpg" alt="" width="288" height="240" /></a>divenne lo standard indiscusso per tutti i personal computer, cosiddeti IBM compatibili, e fece da piattaforma alla prima era del PC, con i comandi da tastiera impartiti al “prompt”, un momento in cui il PC stava ad ascoltare in silenzio in attesa che l’operatore impartisse un ordine: DIR A: per sapere quali files ci sono sul dischetto, FORMAT A:/S per creare un dischetto che possa far partire il sistema operativo all’avvio del PC, oppure FORMAT C: il comando più pericoloso che formattava il disco fisso, e i comandi per i più esperti come FDISK per partizionare il disco fisso oppure CHKDSK per effettuare un controllo delle tracce e dei settori.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/msdos.jpg" rel="fancybox-469"><img class="aligncenter size-full wp-image-476" title="msdos" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/msdos.jpg" alt="" width="640" height="531" /></a></p>
<p>La prima versione ufficiale di MS-DOS, fu la 1.24 rilasciata nel giugno 1982 in contemporanea al PC-DOS di IBM, nel maggio 1983 venne rilasciata la versione 2.01 che introdusse la possibilità di scegliere la lingua attraverso il comando COUNTRY mentre nel dicembre dello stesso anno venne distribuita la mitica versione 2.11,  affiancato dalla versione 2.10 di PC DOS di BM.</p>
<p>Nell’aprile del 1986, con la versione 4.0, venne introdotto il concetto di multitasking che veniva fatto partizionando la RAM, la memoria estesa venne supportata dalla versione 5.0, commercializzata dal giugno 1991.</p>
<p>Il declino del glorioso MS DOS ebbe inizio nell’agosto 1995 con l’uscita di Windows 95 che nascondeva dentro di se la versione 7.0 di MS DOS che veniva caricata all’avvio della macchina ma veniva nascosta dal logo grafico di windows 95. Fino ad allora infatti, le versioni precedenti di windows venivano avviate dall’utente come un qualsiasi programma e rappresentavano un sistema di interfaccia grafica che si appoggiava al sistema operativo MS-DOS. Negli anni successivi MS DOS si nascose sempre più, con la versione 7.10 dentro windows 98 e nella versione 8.0, l’ultima, dentro windows 98 ME perché nel frattempo Microsoft aveva scritto e commercializzato una piattaforma completamente a 32 bit chiamata Windows NT ed utilizzata nel mercato professionale. MS DOS venne archiviato definitivamente con l’arrivo di Windows XP, il primo sistema operativo per il mercato consumer basato sull’architettura NT a 32 bit e da allora, e solamente per esigenze di retro compatibilità, è stata aggiunta una finestra di simulazione MS DOS per impartire comandi al prompt e non utilizzabile a schermo intero; per avere una finestra DOS a schermo intero oggi si può solo utilizzare prodotti di terze parti come DOSBOX.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/dos-olivetti.jpg" rel="fancybox-469"><img class="aligncenter size-large wp-image-477" title="dos olivetti" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/dos-olivetti-494x370.jpg" alt="" width="494" height="370" /></a></p>
<p>Per chi ha vissuto questo sistema operativo esiste una certa nostalgia, non fosse altro che per la sua estrema semplicità di utilizzo, per installare un programma bastava creare una directory e copiarci i files, nessun registro o scritture di porcherie su tutto il disco, poi per facilitare una sequenza di comandi o aiutare l’utente meno esperto bastava usare l’edit e scrivere un semplice file con estensione .bat, infine, per avviare la macchina nel migliore dei modi bastava configurare bene il config.sys e l’autoexec.bat. Un giocattolo insomma ma molto stabile, e tutto il cuore del sistema era contenuto in tre files: IBMBIO, che gestiva le periferiche fisiche tramite la delicata gestione degli interrupt, IBMBIO, richiamato dal precedente per la gestione delle periferiche logiche e che richiamava a sua volta il più noto COMMAND.COM, la shell interprete dei comandi.</p>
<p>Bei tempi…</p>
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		<title>Samsung Galaxy S2 contro Apple iPhone 4: una sfida ad alta tecnologia</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 13:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010-2011]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="288" height="192" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/GalaxyS2iPhone4-288x192.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="GalaxyS2iPhone4" title="GalaxyS2iPhone4" />Ancora una volta Apple contro il resto del mondo: A pochi mesi dall’immissione sul mercato di iPhone 4, considerato oggi il telefono cellulare più evoluto,  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="288" height="192" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/GalaxyS2iPhone4-288x192.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="GalaxyS2iPhone4" title="GalaxyS2iPhone4" /><p></p><br /><p>Ancora una volta Apple contro il resto del mondo: A pochi mesi dall’immissione sul mercato di iPhone 4, considerato oggi il telefono cellulare più evoluto, arriva la risposta di Samsung, come era avvenuto qualche mese fa con il tablet. Il nuovo e bellissimo cellulare di Samsung si chiama Galaxy S2 ed è il diretto successore del Galaxy S, un telefono che ha avuto un grandissimo successo. L’uscita del nuovo Galaxy S di Samsung ha scatenato le ire di Apple che ha immediatamente aperto un contenzioso con la casa coreana per aver copiato una serie di brevetti da iPhone. A noi questo poco importa, ci importa invece quali siano le differenze tra i due e cosa convenga acquistare a chi vuole avere uno smartphone di fascia alta e di considerevoli prestazioni. Iniziamo quindi a vedere le caratteristiche di Galaxy S2 e confrontarle col più diretto rivale.</p>
<p>Con uno spessore di poco inferiore ai 9 millimetri (8,49mm), un display ampio con una diagonale di 4,27 pollici e un peso di soli 116 grammi, il galaxy S2 fa subito impressione e, in questa prima fase, vince nettamente su iPhone 4 che ha uno spessore di 9,7 millimetri, un display da 3,5 pollici e un peso di 137 grammi ma, analizzando questi dati più a fondo, va detto che il display dell’iPhone 4, pur essendo più piccolo, ha una risoluzione maggiore (960x640 dellìiPhone 4 contro 480x800 del Galaxy S2) grazie ad una tecnologia LCD di Apple chiamata “retina display”, una differenza che si nota principalmente sulla nitidezza dei caratteri. Per quanto concerne la tecnologia utilizzata per la costruzione del display, Apple ha utilizzato un ottimo pannello LCD mentre Samsung ha scelto la tecnologia amoled plus, questo vuol dire in poche parole che l’LCD vince sicuramente sulla fedeltà e naturalezza dei colori mentre amoled vince sul contrasto e sul nero puro, non a caso, se andiamo a vedere il layout grafico, sul Galaxy abbiamo una prevalenza di videate con sfondo nero e scritte bianche mentre su iPhone lo sfondo è prevalentemente chiaro con scritte scure.</p>
<p>Passiamo ora al peso che, come abbiamo detto, è di 116 grammi sul Galaxy contro i 137 dell’iPhone ma nel primo caso il case è in materiale plastico mentre l’iPhone 4 è interamente costruito in metallo e vetro risultando di fatto più robusto.</p>
<p>Per rimanere ancora un attimo sull’hardware dei due device, Samsung ha dei plus in più e permette all’utente di sostituire la batteria e di installare memoria aggiuntiva removibile attraverso schede microSD, cose che Apple non permette mai sui suoi smartphone, dando sempre questa fastidiosa sensazione di blindatura.</p>
<p>Altro punto a favore di Galaxy nelle camere, la frontale offre una risoluzione di 2 megapixel, contro una misera VGA su iPhone 4, la posteriore ha ben 8 megapixel contro i 5 dell’iPhone 4 anche nei video una sostanziale differenza: Galaxy fa video in fullHD 1920x1080 mentre iPhone 4 solo video in HD 720x1280. Per quanto riguarda i software messi a disposizione per foto e video, possiamo apprezzare che Samsung offre una grande flessibilità nelle regolazioni manuali e possibilità come il panorama, non presenti in iOS, per contro iphone integra la tecnologia HDR che analizza elettronicamente l’immagine e regola l’esposizione delle singole parti, peraltro con risultati davvero eccellenti.</p>
<p>Nel video che segue questo articolo viene mostrata la visione dei due display con la stessa posizione di scatto dove si può distintemente vedere che la fedeltà dei colori riprodotti dal retina display di iPhone 4 è nettamente migliore mentre su amoled di Samsung tendono ad avere una spiccata tonalità sul verde che, pur rendendoli brillanti, si discosta dall’immagine reale.</p>
<p>Ancora una ultima cosa relativamente al display Amoled plus del Galaxy S2 che, pur avendo una risoluzione superiore e colori più reali, risulta più spento e meno contrastato rispetto al suo predecessore Galaxy S. Abbiamo scattato una foto coi due modelli affiancati, dove si può notare questa differenza.</p>
<p>Vediamo ora le caratteristiche prestazionali che vedono in entrambi i casi processori dual core più o meno equivalenti, dove la fluidità grafica e la velocità di elaborazione sono ottime ed equivalenti con una sola nota sulla rotazione dell’immagine che è molto fluida e reale sull’iPhone 4 e priva di animazione sul Galaxy S2.</p>
<p>Per quanto riguarda i sistemi operativi, ovviamente Apple monta il suo sistema proprietario, come da sempre fatto, mentre Samsung si affida all’esperienza e professionalità di Google con Android 2.3 opportunamente personalizzato per questo hardware. Su questo punto è molto difficile dare un giudizio per effettuare una scelta, va detto che Android ad oggi è il sistema operativo più venduto al mondo per smartphone ma è anche vero che iOS di Apple ha più anni di vita e sicuramente ha una affidabilità ampiamente collaudata. Oggi non si può fare un distinguo nemmeno sulle applicazioni da scaricare, se fino ad oggi le app di Apple hanno dominato il mercato, oggi l’Android store ha raggiunto dei numeri praticamente uguali.</p>
<p>Per quanto concerne l’utilizzo dei comandi vocali, preziosi per chi viaggia in macchina e per l’accessibilità, il Galaxy S2 si basa sul motore audio di Google e necessita di essere connesso alla rete Internet per il funzionamento mentre iPhone 4 integra un proprio motore vocale all’interno del dispositivo e funziona in modo indipendente, non necessitando di connessione alla rete Internet, anche se limitato alla rubrica e ad alcuni comandi per il controllo del lettore musicale.</p>
<p>Entrambi gli apparecchi integrano la possibilità di gestire una lettura vocale ma iPhone 4 possiede un evoluto sistema di screen reader e di navigazione con comandi gestuali che, per le persone non vedenti, non ha pari.</p>
<p>Per dire due parole sull’imput dei dati, entrambi i sistemi operativi utilizzano tastiere qwerty tuoch screen ma Android permette di utilizzare altre due metodologie: la scrittura a mano libera e la dettatura vocale, soluzioni che funzionano molto bene.</p>
<p>Se siamo appassionati di musica, entrambi i dispositivi offrono un lettore musicale integrato e un buon audio in cuffia, va detto che Apple, avendo accumulato una storica esperienza in questo senso con il famoso iPod, ne integra una versione completa che rende più accattivante e ricco di regolazioni il proprio dispositivo con un ottimo ascolto, per li galaxy S2 si possono scaricare delle app che sono migliori di quella fornita di serie e danno un ascolto più personalizzabile anche su questo telefono.</p>
<p>La connettività wireless è più completa sul Galaxy S2 perché, oltre al classico wi-fi 802.11n, integra una connessione ADSL HSPA+ che offre prestazioni maggiori nella connessione dati alla rete mobile, inoltre la versione 3 di bluetooth con la possibilità di dialogare e scambiare dati con telefoni provvisti di Bluetooth anche di altri produttori, cosa non possibile con iPhone 4.</p>
<p>Infine parliamo di un argomento che fa spesso propendere per l’uno o l’altro dispositivo, ovvero il modo di comunicare con il PC: Se nel caso di Galaxy S2, come normalmente avviene anche su altri prodotti della concorrenza, la memoria del telefono viene vista dal PC come un disco esterno e suddivisa in cartelle nelle quali posso tranquillamente operare copiando la mia musica, le mie foto ecc., iPhone, come tutti i dispositivi mobili di Apple, necessita di passare attraverso il suo software di gestione iTunes, questo comporta che io devo per forza avere installato questo applicativo per scaricare o copiare qualsiasi contenuto e su questo si dovrebbe dedicare un intero articolo per discutere sulle due diverse scuole di pensiero: quelli che vogliono sentirsi liberi di gestire la comunicazione col dispositivo quando e dove meglio credono, assumendosi la responsabilità di ordinare i contenuti e quelli invece che hanno imparato ad ordinare tutti i loro contenuti multimediali in un unico contenitore chiamato iTunes il quale mette a disposizione gli stessi e si occupa in modo automatico della sincronizzazione, ma questa è un’altra storia…</p>
<p>Sicuramente molti di voi si stanno facendo questa importantissima domanda: Quanto costano? Ad oggi il Galaxy S2 costa, con 16GB RAM, 599 euro mentre iPhone 4, ovviamente con pari memoria, costa 659 euro. Va ribadito inoltre che su Galaxy S2 è possibile aggiungere altri 32GB di memoria flash microSD mentre su iPhone 4 no.</p>
<p>Come tradizione dei nostri articoli, di seguito un breve clip video che vi aiuterà ad avere una visione più approfondita delle differenze tra questi due meravigliosi smartphone. E naturalmente siamo curiosi di sapere cosa ne pensate voi? Quale il migliore? Quale comprereste?</p>
<p><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=w5Y4_s8FJ_c">www.youtube.com/watch?v=w5Y4_s8FJ_c</a></p></p>
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		<title>La perfetta fusione tra elettronica e musica: La chitarra elettrica</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fare musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="288" height="215" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/chitarra-copertina-288x215.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="chitarra copertina" title="chitarra copertina" />Forse la storia più appassionante di incontro e perfetta intesa tra uno strumento classico e meraviglioso come la chitarra, e le incredibili possibilità offerte, ancora  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="288" height="215" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/chitarra-copertina-288x215.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="chitarra copertina" title="chitarra copertina" /><p></p><br /><p>Forse la storia più appassionante di incontro e perfetta intesa tra uno strumento classico e meraviglioso come la chitarra, e le incredibili possibilità offerte, ancora una volta, dall&#8217;elettronica. La combinazione di questi due elementi ha creato uno degli strumenti più amati ed utilizzati del nostro tempo: la chitarra elettrica. Hitechgeneration non poteva tralasciare una storia così importante e affascinante e, per darvi un racconto il più genuino e completo possibile, siamo andati a trovare un bravissimo chitarrista, tastierista, arangiatore e docente di musica: Alessandro Lombardi, che, in un interessante articolo e in un videoclip che ci ha concesso, racconta storia e caratteristiche di questo mito della musica moderna.</p>
<p>Con l’esplosione della musica Jazz, il senso musicale inziò la sua era evoluzione distaccandosi da quella che era una struttura unica e ben consolidata dell’area classica. Si iniziò ad abbandonare il concetto di sola orchestra avviando le prime formazioni con gli strumenti indicati per tale genere.</p>
<p>Dalle percussioni classiche siamo arrivati alle prime batterie, la sezione del basso era ancora in mano al contrabbasso, fino ad arrivare agli ottoni e voce, ben amplificati dai primi sistemi microfonici.</p>
<p>A questo punto la chitarra ha dovuto confrontarsi con il volume degli altri strumenti musicali quando suonata assieme a questi. Negli <em>anni ruggenti </em>del Jazz tale confronto divenne impari. A ciò si deve anche la popolarità in quel periodo di strumenti alternativi quali il banjo e la chitarra resofonica, più nota col nome del marchio <em>Dobro </em>dotata di un cono risonante. Ma non si tratta solo dell’esigenza di “farsi sentire”: la limitata emissione sonora condiziona l’esecuzione e addirittura la scrittura del pezzo. Frasi melodiche “a corda singola” sono praticamente inaudibili e salvo rarissime eccezioni non fanno quindi ancora parte del vocabolario espressivo di un chitarrista. È Eddie Durham che per primo piazza lo strumento di fronte a un microfono dal vivo e registra il solo di “Hittin’ the Bottle” a corda singola.</p>
<p><strong>La Chitarra “Archtop” </strong></p>
<p>Ecco la prima evoluzione la chitarra “Archtop” , struttura destinata ad avere vita lunga. Una forma mutuata dagli strumenti ad arco ed in particolare dal violoncello. <a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/gipson.jpg" rel="fancybox-454"><img class="alignright size-full wp-image-455" title="gipson" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/gipson.jpg" alt="" width="294" height="171" /></a>Caratteristica principale, oltre alla tavola armonica arcuata, è la sostituzione della classica “buca” con le caratteristiche aperture ad <em>f</em>. Dei tanti modelli realizzati ed ancora prodotti, una menzione particolare spetta alla Gibson L5 del 1922, utilizzata da <em>Freddie Green </em>nell’orchestra di Count Basie.</p>
<p>il primo strumento ad avvalersi di un’amplificazione elettrica fu però una “slide” o “steel guitar”, da noi nota con l’espressione “chitarra hawaiana”. È George Beauchamp ad inventare nel 1931 il primo <em>pickup </em>magnetico, un trasduttore che converte le oscillazioni meccaniche delle corde in una tensione elettrica idealmente proporzionale. Lo strumento, in seguito prodotto da Rickenbacker, diviene universalmente noto col nomignolo di “<em>Frying Pan</em>”, la “Padellina”.</p>
<p>La ricerca di spingersi oltre in questo periodo era molto forte, si iniziò a pensare che con l’arrivo delle prime bobbine magnietiche , Pickup, davvero si poteva avviare un nuovo mondo chitarristico una nuova era che univa valorizzando tutta la grandezza del suono più analogico e classico con le nuove tecnologie elettromagnietiche.</p>
<p>Ecco i primi segni che avvieranno questo meraviglioso cambiamento, 1948 le prime con cassa a spalla mancante della Gibson Les Paul alla tipica paletta Fender. E naturalmente, primo tra tutti l’applicazione del concetto della Cassa Piena, la cosiddetta <em>Solid Body</em>. In realtà la paternità della forma della paletta è alquanto controversa: questo è il secondo esemplare costruito e può essere stato influenzato dalle Fender. La forma della paletta identifica il produttore ed è quindi sempre depositata.</p>
<p><strong>I Pickup Magnetici </strong></p>
<p>Abbiamo accennato prima dell’arrivo dei Pickup, ma in pratica cosa sono i pickup?</p>
<p>Il <strong>pick-up </strong>è un dispositivo elettrico, utilizzato principalmente in ambito musicale (funzionante sul principio del microfono dinamico) in grado di trasformare le vibrazioni delle corde di uno strumento musicale cordofono (ad esempio la chitarra elettrica o il basso elettrico) in impulsi di tipo elettrico,</p>
<p>Esistono vari tipi di Pick-up:</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/singol-coil.jpg" rel="fancybox-454"><img class="alignleft size-full wp-image-456" title="singol coil" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/singol-coil.jpg" alt="" width="176" height="154" /></a>Magnetico, per cui in relazione al numero di avvolgimenti che compongono il pick-up, si parla di single coil per i pick-up con una sola bobina, e humbucker quando gli avvolgimenti attorno ai magneti sono due. Esistono inoltre dei pick-up con un unico conduttore, trasversale alle corde, che hanno una resa timbrica più adatta alla distorsione valvolare, tanto che alcuni dei pick up più &#8220;cattivi&#8221;, come i Di Marzio x2N, utilizzano questa configurazione.<a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/humbucker.jpg" rel="fancybox-454"><img class="alignright size-full wp-image-457" title="humbucker" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/humbucker.jpg" alt="" width="225" height="225" /></a></p>
<p>Passivo, denominato così in quanto non ha bisogno di alimentazione aggiuntiva, costituisce il tipo classico nelle apparecchiature musicali, composto basilarmente da una serie di nuclei di materiale magnetico (uno per ogni corda),  nell&#8217;ordine dei 100-550 mV, fino ad arrivare ad 1 V per i più potenti. In questo modo la vibrazione della corda (di metallo) della chitarra produce un&#8217;interferenza nel campo elettromagnetico del nucleo che a sua volta induce una debole corrente elettrica nelle spire avvolte intorno.</p>
<p>Attivo, ha bisogno di una fonte d&#8217;energia (solitamente batteria o phantom), la differenza di potenziale interferenze elettromagnetiche, sia di amplificatori che cavi di alimentazione.</p>
<p>Piezoelettrico, il Pick-up piezoelettrico, con una timbrica differente, viene utilizzato sulle chitarre semi-acustiche, in aggiunta o in sostituzione agli elettromagnetici, questo tipo di Pick-up non risente delle interferenze elettromagnetiche, sia di amplificatori che cavi di alimentazione.</p>
<p>In Italia un certo Valentino Airoldi di Galliate (NO), tecnico presso la centrale telefonica di Novara, nel 1937 costruisce una chitarra e successivamente un mandolino elettrici solid body che amplificava con una normale radio. Nato a Fullerton, California, Leo Fender si era interessato fin da giovane all’elettronica. Completati gli studi in Economia avviò un’attività per la riparazione di apparecchi radio, che nel 1947 fu trasformata in azienda per la produzione di steel guitar e amplificatori. In quel periodo prende corpo l’idea originale di una chitarra elettrica solid body.</p>
<p>Negli anni ’80 e ’90 molti liutai indipendenti iniziano con alterne fortune la produzione di strumenti musicali, spesso ispirati se non identici ai classici modelli Gibson e Fender. Tra questi sono da citare:</p>
<p>David Thomas McNaught;</p>
<p>Roger Sadowsky;</p>
<p>Brian Moore (noto per gli strumenti MIDI);</p>
<p>Ned Steinberger.</p>
<p>L’ultimo menzionato è il più innovatore e utilizza materiali compositi; il conservatorismo di fondo dei chitarristi però non fa decollare il prodotto.</p>
<p>Nel 1993 Ken Parker, un liutaio estremamente innovativo ed amante del design, introduce la sua Fly DeLuxe. La chitarra è estremamente leggera e risonante (legno di pioppo rivestito di un sottile strato epossidico) e ha sonorità che ricordano la ES 335. Ma incorpora anche un pickup piezoelettrico Fishman al ponte per rendere un timbro acustico: lo strumento ha quindi due diverse uscite, una dedicata all’amplificazione elettrica ed una a quella acustica.</p>
<p>Questa recente chitarra (2006) di Roger Sadowsky è una reinterpretazione del concetto di semiacustica nato con la Gibson ES 335 (e le successive versioni 345 e 355). La tavola è in multistrato giapponese ed il blocco centrale è molto alleggerito; il timbro, straordinariamente caldo, è paragonabile in tutto e per tutto a quello di una classica Arch Top o Hollow Body.</p>
<p>Ci sarebbe davvero tanto ancora da dire, partendo dall’evoluzione dei singoli modelli<a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/stratocaster.jpg" rel="fancybox-454"><img class="alignright size-full wp-image-458" title="stratocaster" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/stratocaster.jpg" alt="" width="129" height="392" /></a> fino al raggiungimento di tutti i liutai nazionali come Fabio Molinelli della Loud, chitarre che uso attualmente, oppure Manne e tanti altri e internazionali che in questi anni sono diventati figure importantissime per il contributo che hanno dato allo strumento e a tutto il panorama musicale. Possiamo fare ancora qualche nome che è entrato nella storia come le Gretsch “White Falcon”, la Rickenbaker 325 usata da John Lennon, le tante Gibson SG usate dagli artisti Hard Rock, la minimalista Steinberger in grafite e la Yamaha SG2000, primo di una lunga serie di strumenti giapponesi di classe (tra i quali sono da menzionare i numerosi modelli Ibanez). Gretsch “White Falcon” Rickenbaker 325 Gibson SG Standard</p>
<p>Steinberger GL Yamaha SG200</p>
<p><span class="youtube">
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		<title>Samsung GalaxyTab 10.1v e Apple iPad2: due gioielli del mobile a confronto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 13:21:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="288" height="192" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/S1060010-288x192.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="S1060010" title="S1060010" />A inizio 2010 Apple presenta l’iPad, un prodotto di nuova concezione che riprende un concetto proposto molti anni prima da svariati produttori ma senza successo,  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="288" height="192" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/S1060010-288x192.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="S1060010" title="S1060010" /><p></p><br /><p>A inizio 2010 Apple presenta l’iPad, un prodotto di nuova concezione che riprende un concetto proposto molti anni prima da svariati produttori ma senza successo, stiamo parlando del tablet PC. Questa originale scelta viene presa con grande scetticismo ma nello stesso tempo con grande curiosità e in pochi giorni Steeve Jobs dimostra, con le vendite, come ancora una volta la sua intuizione ha centrato i desideri del mercato. A questo punto altre importanti case produttrici di personal computer e telefonia, si mettono in moto per inseguire questo nuovo filone di Business e, proprio Samsung, fornitore di Apple per i processori montati sulle precedenti generazioni di iPhone, crea una valida alternativa all’iPad che chiama GalaxyTab, e che sposa l’interesse del pubblico per le dimensioni più ridotte, monta infatti un display da 7 pollici contro i 9,7 dell’iPad, ed un sistema operativo che, al momento del lancio del GalaxyTab, si apprestava a divenire, dopo poco, la piattaforma software per dispositivi mobile più utilizzata al mondo: Android di Google.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/foto-001.jpg" rel="fancybox-442"><img class="aligncenter size-large wp-image-444" title="foto 001" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/foto-001-494x368.jpg" alt="" width="494" height="368" /></a></p>
<p>Galaxy piacque da subito perché, oltre ad essere maneggevole, montava una fotocamera posteriore ed una videocamera frontale e permetteva di utilizzare SIM normali e la funzione telefono integrata, tutto quello che non era ancora presente su iPad.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/foto-002.jpg" rel="fancybox-442"><img class="aligncenter size-large wp-image-445" title="foto 002" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/foto-002-494x368.jpg" alt="" width="494" height="368" /></a></p>
<p>Dopo poco più di un anno Apple presentò iPad2 che, rispetto al precedente, montava finalmente fotocamera posteriore e videocamera frontale, anche se con risoluzioni contenute, era finalmente possibile girare video in HD a 720p e montarli, le prestazioni generali erano migliorate grazie ad un processore dual core e lo spessore, ridotto a meno di 9 millimetri. Anche questa volta, Samsung, che continuava a seguire a ruota le vendite di Apple, non è rimasta a guardare e ha sfornato un tablet analizzando, ancora una volta, i punti deboli del concorrente per migliorarli. Ed ecco arrivare il GalaxyTab 10.1 il cui nome deriva dalla diagonale del display che è leggermente superiore a quella dell’iPad2, oltre alla risoluzione che è di 1280x800 contro quella di 1024x768 del concorrente. In questo modo Samsung ottiene anche un ampliamento dell’offerta con due modelli di diverse dimensioni per accontentare un po’ tutti. Vediamo gli altri plus del nuovo tablet della nota casa coreana: La fotocamera, che ha una risoluzione di 8 megapixel, contro i 2 dell’iPad2; i video, che possono essere registrati in full HD 1920x1080p, contro i 720 dell’iPad2; la possibilità di montare un plug in di Adobe che permette di vedere i siti in Flash, grave mancanza del diretto concorrente; il caricamento di contenuti direttamente da esplora risorse, senza dover passare obbligatoriamente per iTunes, la possibilità di sepandere la memoria con microSD, cosa non possibile su iPad2, la gestione di un comodo desktop con inclusi i widget, non presente in iOS. Per quanto riguarda il ferro diciamo che processore e tagli di memoria si equivalgono, come per le connessioni wireless dove però, ancora una volta Samsung offre una connessione Bluetoooth standard; il peso che per quanto riguarda Galaxy è leggermente inferiore. Per contro va sottolineata la costruzione ineccepibile di iPad2 che utilizza solo cristallo ed alluminio, contro il materiale plastico del GalaxyTab 10.1; iPad2 ha uno spessore inferiore al GalaxyTab1.1, offre un display di maggiore qualità e ha l’elegante e originale smartcover,  non presente nel GalaxyTab10.1. In entrambi la batteria è integrata e non è possibile utilizzare le chiavette USB, condizione che ha messo in crisi molti abituali utilizzatori di questo pratico oggetto.</p>
<p>A  fare da ago della bilancia, in questo caso, è la dotazione software  con cui vestire questi prodotti che, nel caso di iPad, ne ha decretato  il successo. L’aver creato l’AppStore nel 2007 in occasione  dell’immissione sul mercato della prima versione del fortunato iPhone,  ha permesso ad iPad  di disporre di migliaia di applicazioni fin dal  momento del lancio. Oggi ci troviamo nella condizione che anche  l’AndroidStore si sta popolando di applicazioni con una velocità ancor  maggiore dell’AppStore, Resarce2guidance stima che nel mese di agosto  2011 avverrà il sorpasso da parte dell’AndroidStore e questo sicuramente  porterà prestigio ed interesse per tutti quei dispositivi che, come il  GalaxyTab, avranno scelto questo sistema operativo per vestire  l’hardware.  Al momento l’AppStore di Apple ha un vantaggio di quasi  100.000 applicazioni sull’AndroidStore di Google.</p>
<p>Adesso che abbiamo letto tutte queste caratteristiche sulla carta, vediamo di verificarle sul campo: Noi di hitechgeneration abbiamo voluto, per questo, realizzare un video in cui sono in diretta competizione GalaxyTab 10.1 e iPad2, per capire effettivamente quale di essi sia il migliore o quello da voi preferito. Guardate questo video con attenzione e lasciateci un commento con la scelta che voi fareste o intendete fare tra i due.</p>
<p><span class="youtube">
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		<title>Organo Hammond: uno straordinario strumento musicale tra storia e passione</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 13:34:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1960-1969]]></category>
		<category><![CDATA[1970-1979]]></category>
		<category><![CDATA[1980-1989]]></category>
		<category><![CDATA[Fare musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="288" height="216" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/279-288x216.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" />È il 1935 quando Laurens Hammond inventa il suo storico organo elettromeccanico, con lo scopo di creare uno strumento il più possibile simile all’organo a  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="288" height="216" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/279-288x216.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" /><p></p><br /><p>È il 1935 quando Laurens Hammond inventa il suo storico organo elettromeccanico, <a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/laurens-hammond.jpg" rel="fancybox-427"><img class="alignright size-full wp-image-431" title="laurens hammond" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/laurens-hammond.jpg" alt="" width="214" height="172" /></a>con lo scopo di creare uno strumento il più possibile simile all’organo a canne ma meno costoso, al fine di attrezzare le chiese americane più povere. Lo scopo viene ampiamente raggiunto e nel corso della seconda guerra mondiale l’organo Hammond ha una grande diffusione nelle comunità religiose e nell’esercito americano. Solo negli anni 50 questo strumento inizia ad essere  apprezzato nel mondo del jazz grazie a Jimmy Smith e nei due decenni successivi si afferma in tantissimi generi musicali e viene fatto proprio da nusicisti del calibro di Keith Emerson e gli Emerson Lake &amp; Palmer, Rick Wakeman e gli Yes, Booker T. Jones, Al Kooper, Jon Lord e i Deep Purple, Rick Wright e i Ping Floyd, Tony Banks e i Genesis e Steve Winwood e i Traffic, solo per citarne una minima parte.</p>
<p>Negli anni settanta l’Hammond si afferma anche in Italia e diventa un impronta musicale per gruppi storici come le Orme, la Premiata Forneria Marconi, gli Area e i Nomadi, solo per citarne alcuni.</p>
<p>Creare uno strumento che possa competere con la maestosità ed il suono generato dalle canne di un organo è sicuramente un impresa molto coraggiosa, per ottenere questo Hammond ha basato il suo progetto sulla sintesi additiva delle forme d’onda armoniche utilizzando delle rotelline metalliche dentate, simili ad ingranaggi, chiamate ruote foniche, mosse da motori sincroni pilotati dalla frequenza di rete americana di 60Hz, questo generava un campo magnetico letto e trasformato in impulsi elettrici da una bobina, un funzionamento del tutto simile al pick up di una chitarra elettrica. Per questo motivo l’organo Hammond può essere definito come organo elettromeccanico o eletttrofonico.</p>
<p>L’unica limitazione rispetto alle armoniche generate da un organo a canne era quella che per ogni tasto l’organo a canne permette di comandare un numero elevato di canne mentre un organo Hammond genera un massimo di nove tonalità contemporanee per ogni tasto premuto. Altra curiosità di questo strumento è stata quella del click che si andava a generare alla pressione del tasto, considerato inizialmente un difetto, venne invece in seguito apprezzato, a tal punto che gli strumenti campionati che oggi riproducono il suono dell’organo Hammond, riproducono fedelmente anche il tipico click.</p>
<p>Un altro plus di questo strumento, che permette al musicista una grande libertà interpretativa, sono i drawbar (tiranti) che permettono di miscelare le armoniche e creare quindi una svariata combinazione di suoni e timbriche. I drawbar sono posizionati sopra la tastiera sotto forma di cursori a slitta con 9 diverse posizioni di regolazione contrassegnate con delle tacche da 0 a 8. Nei modelli più conosciuti vi sono 48 drawbars.</p>
<p>Come detto in precedenza, il primo modello di organo Hammond risale al 1935 e prese il nome di “model A”; il più ricercato dai collezionisti è invece un modello, costruito negli anni 50 nello stabilimento Hamond di Chicago, denominato “model B3”, con due manuali a 61 tasti e 38 drawbars. Il mobile del B3 venne realizzato lasciando la parte bassa aperta e venne equipaggiato con quattro eleganti gambe in legno. Altrettanto famoso fu il C3, elettricamente uguale al B3 ma con un mobile chiuso nella parte bassa.</p>
<p>Col passare degli anni i modelli vennero migliorati ed arricchiti, oggi il più facile da reperire è il modello A100, uscito alcuni anni dopo il B3 e il C3, ed equipaggiato con un amplificatore di potenza, un sistema di riverbero elettronico e 3 altoparlanti.</p>
<p>Per finire vanno citati, tra gli innumerevoli modelli prodotti, quelli portatili detti “a spinetta” tra cui ricordiamo i modelli L100, L122, M3 ed M100.</p>
<p>Il fascino di questo strumento, nella sua storia, nei suoni pieni e graffianti e nel suo funzionamento, ha portato musicisti e collezionisti a sviluppare un amore e una venerazione particolare, noi di hitechgeneration abbiamo voluto raccontare brevemente la storia dell’organo Hammond ma abbiamo trovato anche qualcuno che, per la passione verso questo strumento, ha dedicato più di due anni per riportare a nuovo uno storico modello B3, il più ricercato dai collezionisti, un esemplare costruito nello storico stabilimento di Chicago e risalente al 1956. Mauro T. lo ha acquistato trovandosi davanti ad un oggetto mal funzionante e con tutto il peso degli anni addosso, lo ha smontato completamente e ha ricostruito alcune parti irreperibili sul mercato, ha rigenerato e lucidato ogni singolo elemento e ha riportato a nuovo lo strumento. Vista la delicatezza di ogni singola operazione, ogni fase del lavoro è stata filmata e fotografata per assicurare un riassemblaggio corretto e, in qualche caso, sono stati costruiti utensili dedicati per talune operazioni di restauro.</p>
<p>Per farci raccontare questa coraggiosa impresa siamo andati con la nostra telecamera a trovare il protagonista e ce la siamo fatta raccontare. Assaporatela nel video che segue dove peraltro potrete ammirare il cuore dello strumento, uno strumento che ancora oggi regala indimenticabili emozioni a chi lo suona, a chi lo ascolta e a chi lo racconta.</p>
<p><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=p5FXBrCVb8A">www.youtube.com/watch?v=p5FXBrCVb8A</a></p></p>
<p>Di seguito alcune foto scattate durante il lavoro direstauro.</p>
<p><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/114.jpg" rel="fancybox-427"><img class="aligncenter size-full wp-image-434" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/114.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/097.jpg" rel="fancybox-427"><img class="aligncenter size-full wp-image-435" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/097.jpg" alt="" width="480" height="640" /></a><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/098.jpg" rel="fancybox-427"><img class="aligncenter size-full wp-image-436" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/098.jpg" alt="" width="480" height="640" /></a><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/192.jpg" rel="fancybox-427"><img class="aligncenter size-full wp-image-438" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/192.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a><a href="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/206.jpg" rel="fancybox-427"><img class="aligncenter size-full wp-image-439" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/206.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
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		<title>Come il web ed Internet condizioneranno il nostro futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 16:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010-2011]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="288" height="167" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/cyberspazio-288x167.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="cyberspazio" title="cyberspazio" />Internet è quel fenomeno sociale che, dopo l’invenzione della stampa, ha rappresentato una trasformazione epocale per quanto riguarda la diffusione del pensiero e della cultura  &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="288" height="167" src="http://hitechgeneration.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/cyberspazio-288x167.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="cyberspazio" title="cyberspazio" /><p></p><br /><p>Internet è quel fenomeno sociale che, dopo l’invenzione della stampa, ha rappresentato una trasformazione epocale per quanto riguarda la diffusione del pensiero e della cultura da parte di ognuno di noi. Proprio così, Internet ha permesso un livellamento sociale nel senso che permette a chiunque di esprimere il proprio pensiero, il proprio talento e le proprie conoscenze in un sistema non gerarchico, senza specifiche autorizzazioni o grandi investimenti, una rete di comunicazione così vasta e variegata dove risulta difficile bloccare le informazioni, una rete che non ha un vero padrone pertanto tutti dovrebbero essere liberi di esprimersi con diversi mezzi, testo, audio, video, immagini. Grazie a questo sistema, concepito inizialmente in un progetto militare americano chiamato ARPANET, proprio per non poter essere bloccato. Anche in situazioni di estrema censura, si è visto che attraverso la rete sono filtrate immagini, informazioni ed altro contro la volontà degli stessi governi.</p>
<p>Per trovare un fenomeno di libertà e semplicità di espressione di questo tipo, dovremmo tornare indietro fino agli anni settanta con l’avvento delle radio libere, una forma di comunicazione che, con un investimento minimo e senza troppa burocrazia, permise, rapportandosi ai mezzi di allora, di esprimere la propria creatività, parlare e ascoltare musica con un gruppo di persone con cui condividere la propria esperienza e scambiarsi informazioni; speriamo che ad Internet non succeda quello che è avvenuto col fenomeno delle radio libere dove in pochi anni si è creato un monopolio da parte di grossi investitori che hanno visto in questa attività motivo di business, a questo si è aggiunta la macchina burocratica che oggi è molto complessa e costosa e non permetterebbe di intraprendere una iniziativa del genere senza cospicui investimenti.</p>
<p>Oggi la comunicazione radiofonica rappresenta il 4.5% del totale, quella televisiva prevale con il 55%, legato anche al recente ingresso della trasmissione digitale terrestre, la carta stanpata mantiene un 34%, percentuali praticamente ferme da 20 anni eccezion fatta per il recente ingresso della comunicazione su Internet che oggi ha raggiunto il 6.5%.</p>
<p>Internet ha visto due importanti fasi, gli anni 90 per la diffusione della rete e delle tecnologie legate a prestazioni e utilizzo; gli anni 2000, con il web 2.0, legate alla distribuzione di contenuti da parte degli utenti, fenomeni che hanno visto imporsi in breve tempo dei contenitori di contenuti come youtube, wikipedia, twitter e facebook e che hanno trasformato le nostre informazioni in business, in un modo a noi trasparente e comodo, come Google.</p>
<p>Oggi siamo pienalmente immersi nel fenomeno del social network e le stime dicono che in Italia il 21% della popolazione sia registrato su Facebook e l’89% dei ragazzi di 24 anni siano presenti sul social, dati che posizionano il nostro paese al secondo posto nel mondo, secondo solo all’Australia.</p>
<p>Questo fenomeno di massa così importante ha rappresentato terreno fertile per le aziende,  come ai tempi della diffusione delle radio private, e oggi il 68% delle aziende italiane investe sul social di cui il 30% sta investendo anche nella realizzazione di applicazioni per device mobili come iPad, iPhone e GalaxyTab.</p>
<p>Molte aziende hanno investito negli anni passati in siti web, visti come una vetrina digitale dove presentare i propri prodotti, oggi questa tendenza si sta lentamente spostando sul social con il coinvolgimento diretto del cliente nella progettazione dei propri prodotti e nella gestione dei servizi. A differenza delle altre strade di comunicazione, la rete &lt;internet di oggi permette di analizzare tante informazioni importanti, permette di fruire della conoscenza e delle abitudini del singolo utente, di seguire l’utente nella sua vita quotidiana per offrire il prodotto giusto al momento giusto o carpire la conoscenza dove questa sia utile allo scopo di business, nessuno meglio di Google ci insegna questo: ti do tutto gratis ma sfrutto tutto quello che mi dici e ne ricavo profitto. Chi ha una casella di posta su Gmail sa che funziona bene, è facile da configurare e da gestire su qualsiasi device ma, provate a scrivere una email che citi all’interno un noto marchio o un importamte istituto bancario: nelle sessioni successive vi appariranno parecchi messaggi pubblicitari, negli spazi della pagina, che, guarda caso, si riferinnanno a quel tipo di prodotto da voi citato. Va detto che Google garantisce la privacy della vostra posta ma questa viene filtrata da particolari algoritmi che ne colgono i contenuti commerciali.</p>
<p>Vi sono poi strumenti che fanno una tracciatura all’interno del social network creando gruppi, pagine, stimolando interesse e analizzando i contenuti, questo fenomeno prende il nome di social graph.</p>
<p>In termini commerciali, agenzie specializzate si occupano di ascoltare e analizzare le risposte, intercettare fenomeni positivi e negativi applicando una tecnica chiamata likeconomics.</p>
<p>Partendo dai concetti appena analizzati vediamo che l’economia vorrebbe sempre più usare la rete come strumento di analisi e già oggi inizia quella fase che contraddistinguerà la rete nei prossimi anni chhe prende il nome di “collectiv sense”; Foursquare ne è il primo passo, dobbiamo solo dire dove siamo e riceviamo un premio, dopo un certo numero di ceckin riceviamo un goldenticket. Il gioco è semplice ma efficace, l’infrastruttura esiste, oggi 2 milioni di persone nel mondo hanno in tasca uno smartphone connesso ad Internet e si stima che nel 2020 queste persone saranno 50 milioni, basta trovare il giusto stimolo per ottenere dei diagrammi di tracciabilità che per aziende, enti pubblici o altro, rappresentano dati preziosi da analizzare o da rivendere.</p>
<p>Nel video che segue si vede l’andamento del traffico aereo sopra il nostro pianeta nel corso delle 24 ore, basta questo semplice esempio a farci capire come dai dati di tracciabilità si possano ottenere informazioni sui percorsi, sulle abitudini o sul posizionamento delle persone.</p>
<p><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=z1US_4uf4YE">www.youtube.com/watch?v=z1US_4uf4YE</a></p></p>
<p>Senza che ce ne accorgiamo questi studi sono già in atto utilizzando il traffico rilevato sulle celle della telefonia mobile: connettendo le cose che si muovono all’interno di un aeroporto o in una città si possono migliorare i servizi di trasporto o ottimizzare i flussi e i percorsi come gia avvenuto ad esempio ad Amsterdam. Sempre ad Amsterdam, fornendo la nostra localizzazione o addirittura puntando il cellulare in una direzione, una app appositamente creata ci permette di identificare le case in vendita in quel punto. Facendo una mappatura del traffico sulle celle della rete mobile e delle foto inviate a Fliker dai turisti, a Barcellona sono stati ottimizzati i percorsi turistici in funzione della nazionalità e delle preferenze del turista.  Con l’evolversi dei dispositivi e dei software si potranno creare sistemi di tracciabilità sempre più evoluti.</p>
<p>La connettività è un fenomeno senza ritorno e il contenuto rimane sempre l’elemento prevalente rispetto alla tecnologia.</p>
<p>Un grande sviluppo dei dispositivi mobili evoluti porterà ad utilizzare questi ultimi per scopi sempre più comodi, il passo che si sta mettendo in atto oggi è l’implementazione della tecnologia NFC (Near Field Communication) che permetterà di effettuare transazioni di denaro direttamente dal nostro cellulare via wireless, questo dovrebbe portare ad una lenta eliminazione della carta di credito ma il percorso, per ovvi motivi di sicurezza e di certificazione, non sarà facile.</p>
<p>Altre realtà come l’industria automobilistica, quella medicale, scientifica e di ricerca, stanno applicando le tecnologie legate alla tracciabilità creando nuovi dispositivi.</p>
<p>L’ultima cosa riguarda l’infrastruttura di comunicazione che entro qualche anno dovrebbe introdurre la rete cellulare di quarta generazione LTE che porterà ad un considerevole aumento della velocità di connessione ad Internet.</p>
<p>Il web 1.0 è stata l’era del cablaggio,</p>
<p>il web 2.0 quella dei contenuti</p>
<p>il web 3.0 quella degli oggetti connessi.</p>
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